pubblicata da Parafarmacia Fratelli Carle il giorno sabato 2 luglio 2011 a cura di Alberto Foresta
Scopo primario di qualsiasi organismo vivente è mantenere costanti le condizioni del suo interno per proteggersi dalle variazioni esterne (e ciò è detto omeostasi). L’omeostasi è guidata dalla nostra energia interna (la “vis medicatrix naturae”). Una disfunzione di uno o più sistemi dell’organismo, entro i suoi limiti d’adattamento, perturba l’omeostasi e genera malattia.Già Ippocrate diceva che quando qualcuno desidera la salute occorre chiedergli se è disposto prima a sopprimere le cause della sua malattia.La stabilità delle funzioni del nostro organismo è garantita dalla stabilità dell’equilibrio acido-base in quanto tutti gli scambi biochimici avvengono solo in una zona limitata di pH al di fuori della quale si possono procurare danni, anche gravissimi, all’organismo.
Il pH è l’unità di misura del grado di acidità o alcalinità di una soluzione, quindi dell’equilibrio acido-base; un pH = 7 esprime neutralità, valori inferiori fino allo 0 esprimono acidità e valori superiori, fino al 14, alcalinità.
Uno degli scopi dell’omeostasi è di mantenere l’equilibrio acido-base costante nei vari distretti del corpo (per esempio il pH del sangue arterioso è 7,1 ed i suoi estremi di compatibilità con la vita variano da 7,1 a 7,8, il pH della saliva al mattino a digiuno in un individuo sano è 6,8, il pH delle urine dovrebbe essere 7 con oscillazioni da 4,5 a 8 a seconda del regime dietetico.
Alcalosi ed acidosi sono i termini usati per definire i due eccessi nell’organismo; la maggior parte dei problemi è comunque causata dall’acidosi perchè la quantità di acidi che si forma durante il metabolismo eccede quella degli alcali. Il mantenimento dell’equilibrio fisiologico, quindi l’alternanza armoniosa e ritmata tra i due disequilibri, è garantito dai cosiddetti sistemi tampone che compensano le oscillazioni giornaliere d’acidità. In particolare nei polmoni avviene l’eliminazione degli acidi deboli sotto forma di CO2 e nei reni l’eliminazione degli acidi forti sotto forma d’acidi urici. Di fatto, l’organismo, pur funzionando in un ambiente alcalino, è un produttore di acidi; polmoni, reni, fegato, intestino e pelle sono gli organi deputati all’eliminazione degli acidi in eccesso (organi emuntori) prodotti nella giornata. Se questa produzione è eccessiva, o si conclude in forme non eliminabili, gli acidi vengono immagazzinati nel mesenchima (una sorta di tessuto spugnoso che fissa l’eccedenza di residui metabolici acidi, autointossicandosi). Di giorno, alimentandosi, il metabolismo produce molti acidi, vi è dunque nel corso della giornata, una tendenza progressiva all’acidosi; di notte, digiunando, l’organismo inverte il suo lavoro di stoccaggio ed assimilazione in un’attività di pulizia ed eliminazione ed il mesenchima tende verso uno stato più alcalino. Ciò equivale ad una specie di guarigione che avviene ogni notte. In altri termini durante il giorno il pH ematico è alcalino e quello tissutale è acido, durante la notte avviene il contrario. Non tutti però hanno un’eliminazione notturna di acidi adeguata e perciò vanno incontro ad un’acidosi tissutale che sarà causa nel tempo di turbe funzionali e vere e proprie patologie. L’aumentare dell’età è sempre causa di acidificazione (ma per quel problema ci sono poche soluzioni), così come la predisposizione individuale (una situazione già più correggibile – vedi intervento su “Diatesi personali e Costituzioni” di prossima uscita), le errate abitudini di vita e l’alimentazione disordinata (due “cavalli di battaglia” della Naturopatia, che tratteremo in specifici interventi).
Tra le cause dietetiche di iperacidità troviamo soprattutto l’abuso di cibi acidificanti. Tutti gli alimenti contengono sia elementi acidogeni che alcalogeni, ma in base alla preponderanza di scorie acide o alcaline che il loro metabolismo determina, vengono suddivisi in cibi acidogeni, alcalogeni o neutri. Chi ha un terreno acido dovrà ovviamente diminuire l’assunzione di cibi acidogeni ed aumentare invece l’uso di cibi alcalogeni.
Come fare in pratica?
Ogni organismo in buona salute si depura attraverso gli organi emuntori (reni, polmoni, fegato, pelle ed intestini).
Non tutte le persone però hanno un’eliminazione notturna di acidi adeguata e perciò vanno incontro col tempo a situazioni acute o croniche di acidosi tissutale, un vero e proprio terreno acido sul quale faranno la loro comparsa tutta una serie di turbe funzionali e di vere e proprie patologie causate dall’autointossicazione (quest’invecchiamento cellulare prematuro non è estraneo alla genesi di patologie auto-immuni e degenerative).
L’odierna alimentazione, al posto di consentire lo stato di salute, crea gravissime situazioni organiche, tra cui la rottura dell’equilibrio acido-base, portandoci sempre più verso un accumulo di acidi superiore alla capacità di neutralizzazione dell’organismo.
Parlando di acidi non dobbiamo pensare a sostanze dal gusto acido (il limone, ad esempio), si parla dei residui acidi provenienti dal metabolismo di certi cibi, gli alimenti acidificanti. Gli acidi di difficile smaltimento sono soprattutto quelli provenienti dagli alimenti di origine animale.
GRASSI:
I grassi generalmente sono cibi acidificanti, sia quelli provenienti dal mondo animale (burro, crema, formaggi) che quelli provenienti dal mondo vegetale (olii e margarine). Unica eccezione è costituita dagli olii extravergini di prima spremitura a freddo, e pertanto gli unici grassi da utilizzare nell’alimentazione.
ZUCCHERI:
Distinguiamo gli zuccheri semplici – monosaccaridi e disaccaridi – quali il glucosio, il fruttosio, il saccarosio, il lattosio (assorbiti immediatamente con innalzamento della glicemia e produzione di molti acidi organici) e gli zuccheri composti – polisaccaridi – gli amidi principalmente (assorbiti man mano che gli enzimi li hanno scissi in unità più piccole, non alterano quindi la glicemia e sono alcalinizzanti del terreno). L’organismo umano è fatto per mangiare cereali integrali, non zuccherini o farina bianca.
PROTEINE:
Un consumo eccessivo di proteine produce nel corpo umano un ambiente acido. Le proteine di origine vegetale (provenienti dai legumi) producono acidi volatili di facile neutralizzazione; ben diverso il discorso sulle proteine di origine animale, generatrici di acidi forti e purine tossiche. Un consumo eccessivo di proteine animali (oltre i 30-40 grammi al giorno) causa acidosi, stress e impoverisce le riserve minerali dell’organismo. Nel tempo la dieta iperproteica (produttrice di urine a pH acido) innesca un meccanismo compensatorio con produzione di ammoniaca che innalza il pH urinario; sebbene sia comunque opportuno mantenere l’alcalinità urinaria, ciò non deve essere garantito dall’ammoniaca, ma da una normalizzazione alimentare: drastica riduzione di proteine animali e moderata assunzione di cibi alcalinizzanti, la verdura soprattutto.
FRUTTA:
Di norma, la frutta, anche quella acida, ha un effetto alcalinizzante. E’ comunque un alimento da assumere con alcune precauzioni, nei giusti momenti della giornata, ecc. Il celebre naturopata francese Masson in pratica consigliava la frutta in tutte le occasioni solo a certe persone, da lui definite anfotoniche (iperossidatori, simpaticotonici). La frutta associata agli amidi nello stesso pasto crea sempre acidificazione, anche negli individui sani. Fanno parte della frutta acidificante (e quindi sconsigliabile quasi a tutti) l’albicocca, la prugna, la noce, la nocciola ed il pistacchio.
VERDURA:
Poche sono le verdure “a rischio” acidificanti: porri, scalogni, cipolle, peperoni, carciofi e cavoletti di Bruxelles.
CEREALI:
I cereali sono acidificanti in qualsiasi modo vengano ingeriti e particolarmente quando sono raffinati. Sono ancor più dannosi in persone sedentarie che non eliminano per via polmonare gli acidi volatili del loro metabolismo. Osawa scrive però che l’acidità dei cereali si tramuta in alcalinità se masticati a lungo, mescolandosi con la ptialina, l’enzima salivare alcalino.
LEGUMI:
Tutti i legumi sono in qualche misura acidificanti, fatta solo eccezione per la soia (anche se ormai rara non geneticamente modificata).
In sintesi:
alimenti alcalogeni sono tutti i vegetali comprese le patate (con la buccia), tutte le insalate, tutta la frutta fresca (tranne albicocche e prugne) e le mandorle.
alimenti acidogeni sono tutte le proteine animali, tutti i cereali, tutti i legumi (tranne la soia) e gli zuccheri semplici.
Gli alimenti acidificanti sono, come si può notare, molti, e non possono e non devono essere soppressi dalla nostra alimentazione, occorre fare attenzione a non mangiarne più di quanto si possa sopportarne (e quindi dovranno fare particolare attenzione tutti coloro che abbiano turbe del metabolismo degli acidi).
Per una salute ottimale ed un’alta resistenza alle malattie, la dieta deve essere formata da alimenti alcalinizzanti ed acidificanti nel rapporto di 4 ad 1. Un pasto dovrebbe comprendere un consumo di cibi nelle seguenti percentuali: 50% verdure, 20% frutta, 20% amidi e 10% proteine.
Fattori aggravanti l’alimentazione errata sono:
la sedentarietà (ogni malattia è legata ad una carenza di ossigeno, ed il limitare allo stretto necessario gli scambi d’aria con l’esterno si può rivelare insufficiente alla normale attività dell’organismo) il sovraffaticamento psico-fisico (lo stress e la sua capacità di deprimere il sistema immunitario) l’uso di farmaci (ed i loro metaboliti tossici) lo stato psicologico (i pensieri “perversi” come la collera, la preoccupazione, la tristezza, la paura, il panico, turbano la funzionalità di specifici organi e scatenano la produzione di tossine acide).
SUGGERIMENTI DI DISCIPLINA ALIMENTARE:
1- non mangiate quando non avete fame.
2- usate solo prodotti biologici e di stagione.
3- rilassarsi almeno 15 minuti prima e dopo i pasti.
4- mangiate seduti, facendo bocconi piccoli, masticate bene e a lungo.
5- alzatevi da tavola non proprio sazi.
6- lasciate almeno 5 ore tra un pasto e l’altro.
7- andate a dormire almeno 3 ore dopo l’ultimo pasto.
8- la colazione sia il pasto più importante, un pò meno a pranzo, ancor meno a cena.
9- evitate prodotti animali dopo le ore 17.
10- mangiando, evitate discussioni, tensioni, ecc.
11- usate poco sale, solo a fine cottura e solo sale integrale.
12- usate pochissimi dolcificanti, malto di cereali o miele grezzo (1-2 cucchiaini al giorno).
13- non usate olii cotti, preferite olii di prima spremitura (extra-vergini) a freddo, ricchi de acidi grassi polinsaturi.
14- non bevete durante i pasti; bevete molta acqua fuori pasto.
15- consumate la frutta a stomaco vuoto; o prima dei pasti o decisamente dopo. La frutta deve essere di stagione, matura, un solo tipo per volta e mangiata da sola.
16- mangiate solo verdure fresche e di stagione, da sole ed all’inizio dei pasti (eventualmente appena scottate d’inverno)
17- disertate i dessert, sempre.
18- consumate solo cereali integrali e loro derivati, meglio se non lievitati. I cereali possono essere accoppiati tra loro o con le verdure. Vanno masticati a lungo.
19- non consumate prodotti animali più di 1-2 volte alla settimana, solo a pranzo e solo associati a verdure (mai associarli tra loro, a legumi o cereali). Preferite pesce, uova o carni di volatile, non fritti o alla brace.
20- mangiate i legumi solo a pranzo, a giorni alterni e in piccole quantità (2 cucchiai di legumi crudi secchi a testa). Non accoppiarli a prodotti animali. Farli pregermogliare prima di cuocerli, mantenendoli in ammollo con un pezzo di alga kombu e cambiando di frequente l’acqua di ammollo. Salarli solo a fine cottura.
Secondo il maestro macrobiotico Aihara, un potente mezzo per alcalinizzare il terreno è la doccia fredda (ovvero un bagno caldo terminante con una doccia fredda). Il momento migliore va da mezzanotte alle prime ore del mattino. La doccia deve iniziare dalle gambe per risalire, in senso orario, toccando petto, spalla destra, schiena, spalla sinistra ed infine la testa.
Le quattro regole fisse restano comunque:
1- masticare almeno 50 volte ogni boccone
2- tagliare completamente gli zuccheri
3- non bere durante i pasti
4- non mangiare cibo fuori stagione
“un tempo si curava il corpo curando lo spirito, poi la situazione degenerò e fu necessario aggiungere regole alimentari, poi degenerò ancora e fu necessario aggiungere le tecniche di respirazione, il massaggio, la ginnastica, la fitoterapia, l’agopuntura”. Poi sono nati i medici?
DESEDENTARIZZARE LA VITA
L’aria è essenziale non solo per vivere, ma soprattutto per vivere sani; ogni malattia infatti è legata ad una carenza di ossigeno. La sedentarietà limita allo stretto necessario gli scambi d’aria che sovente sono insufficienti per la normale attività dell’organismo. Dopo ore di lavoro al tavolino, magari anche in un ambiente male aerato, il pH salivare tende verso l’acidità; basta una pausa di mezz’oretta nel verde per farlo ritornare verso la neutralità (una migliore ossigenazione ossida gli acidi organici convertendoli in anidride carbonica eliminata poi dai polmoni) e quindi ridonando una sensazione immediata di benessere.
L’ossigeno giunge alle cellule attraverso il sangue in cui si trova legato al ferro, importante quindi un corretto approvvigionamento di questo metallo (alimentazione corretta, corretta igiene intestinale). Anche nel muscolo avvengono gli scambi ossigeno-anidride carbonica tuttavia la fatica muscolare provoca facilmente una scarsa ossigenazione dei tessuti generando crampi (accumuli d’acido lattico) ed acidificazione del terreno. In tali situazioni un attacco di febbre è sovente l’intervento dell’organismo per bruciare questi acidi in eccesso. Gli stessi risultati possono essere prodotti dal carattere distintivo dell’uomo moderno, lo stress. Lo stress psicologico influenza negativamente poi la funzionalità del sistema immunitario, deprimendola. La scarsa efficienza conseguente di tutti gli organi emuntori (polmoni, pelle, reni, fegato ed intestino) conduce a peggiorare ed aggravare progressivamente l’acidità tissutale. L’uso di farmaci non biologici, specie se protratto nel tempo, innesca poi fasi di degenerazione e produzione d’ulteriori metaboliti tossici.
E tutto questo per la sedentarizzazione (pratica e mentale) a cui ci siamo arresi. E’ curioso, ma in molti sembrano aver perso la cognizione del ruolo della respirazione e dell’ossigeno per la salute. L’esercizio fisico all’aria aperta, le passeggiate, i soggiorni in zone non inquinate ed ogni attività favoriscono il metabolismo in generale, accelerano il ritmo ventilatorio, permettono l’eliminazione degli acidi deboli e contribuiscono a deacidificare l’intero organismo. Al contrario, una vita sedentaria non sollecita il sistema respiratorio affinché l’ossigeno inalato possa manifestare in profondità i suoi benefici effetti.
Occorre praticare una discreta attività fisica per un certo periodo. Qualche minuto d’iperventilazione non comporta certo gli stessi benefici di un’ora di camminata. Ogni giorno dovremmo stare per un pò all’aperto, all’aria pulita.
Come ricorda il naturopata Vasey, bisogna desedentarizzare la vita, e cioè integrare l’esercizio fisico nell’attività di tutti i giorni, per esempio facendo a meno dell’ascensore, parcheggiando l’auto a due-tre isolati di distanza, spostandosi in bicicletta, ecc. Il concetto di aria pulita è molto importante se pensiamo che la respirazione non è solo uno scambio tra ossigeno ed anidride carbonica, ma è un autentico nutrimento per il corpo e per lo spirito. Attraverso i nostri polmoni passano diecimila litri d’aria al giorno!
La carica elettrica dell’aria che respiriamo è fondamentale per l’assorbimento dell’ossigeno. Sono infatti gli ioni caricati “negativamente” che vitalizzano l’ossigeno e la massiccia presenza di elementi inquinanti nella nostra bella società li neutralizza, impoverendola. In altre parole, la sensazione di benessere che dona l’aria di montagna, di mare o dopo un temporale, è dovuta all’abbondanza di ioni negativi. Il malessere, l’irritazione e la depressione che si provano respirando aria inquinata, si devono invece all’alta percentuale di ioni positivi. L’aerazione delle stanze è assolutamente indispensabile; oltre all’aria viziata difatti, anche vapori di vernici, fumo di sigarette, materiali sintetici, radiazioni elettromagnetiche, geomagnetismo da radon, ecc. vengono eliminati con un’adeguata ventilazione dei locali.
In ugual modo, anche l’aerazione dei polmoni diventa assolutamente indispensabile, basta una passeggiata!
IL CONTROLLO DELL’ACIDITA’ TISSUTALE
Per controllare lo stato della propria acidità tissutale non occorre essere uno specialista, esiste un modo sicuro, pratico e semplice: il test del pH dell’urina.
I valori ideali di un organismo in buona salute sono compresi nel range da 7 a 7,5 considerando la media giornaliera di tre misurazioni:
la seconda urina dopo il risveglio, ma prima di colazione
l’urina subito prima del pranzo
l’urina subito prima di cena.
Identico lavoro si può eseguire sul pH salivare, anch’esso costituisce un indicatore ideale dello stato di salute globale della persona e indice della disponibilità della riserva alcalina.
Il pH salivare misurato ogni mattina dopo il risveglio, rimarrà relativamente costante di giorno in giorno, varierà invece anche in modo notevole nel corso della giornata, dopo i pasti.
Il suo valore non dovrebbe mai essere inferiore a 6,8 e dovrebbe salire subito dopo l’assunzione di cibi (o anche solo al pensiero di farlo) e tanto più quanto più acidi fossero i cibi ingeriti. Se salisse poco o nulla sarebbe segno sicuro di una mancanza di riserva alcalina.
L’andamento ideale prevede un 6,8 al risveglio, 7 prima di mangiare e 8,5 dopo colazione.
Una tabella che raccolga la descrizione sommaria dei pasti a fianco ad entrambe le serie di rilevazioni (i tre pH urinari più i tre pH salivari) per un periodo di almeno due settimane consecutive, consente di calcolare il quoziente medio di acidità, di interpretare le modificazioni del metabolismo e di proporre i correttivi (alimentari, di stili di vita, ecc.). Il lavoro del naturopata, insomma.
vedi anche:
M.T. Morter jr “Il pH della salute” in Medicina Naturale, (1), 26-30, ed. Tecniche Nuove, Milano, 1993. M.T. Morter jr – A. Panfili “Proteine, eccedere è rischioso” in Medicina Naturale, (6), – 42-48, ed. Tecniche Nuove, Milano, 1993.
a cura di Alberto Foresta naturopata in Rongio
albertoforesta@libero.it